Articolo redatto da Dottoressa Valeria Salvatore e Dottoressa Fabiana Vernazza
La regolazione emotiva è la capacità di generare, monitorare, valutare e modificare le proprie reazioni emotive per raggiungere obiettivi personali e mantenere un equilibrio interno (Thompson, 1994). Non è un’abilità unica, ma un insieme di processi che includono componenti automatiche e inconsapevoli, insieme a strategie più esplicite e volontarie.
Durante l’adolescenza, questa capacità assume un ruolo centrale: le emozioni diventano più intense, le richieste sociali aumentano e il cervello attraversa una fase di profonda riorganizzazione. È un periodo di crescita, ma anche una finestra di vulnerabilità, in cui le difficoltà di regolazione possono trasformarsi in fattori di rischio psicopatologico (Ahmed et al., 2015; Casey et al., 2019).
Traiettorie normative: come si sviluppa la regolazione emotiva nel percorso tipico
Nel corso dello sviluppo tipico, gli adolescenti passano gradualmente da strategie più semplici e comportamentali – come evitare una situazione o cercare rassicurazione – a modalità più complesse e interne, come fare ragionamenti e valutazioni più logiche e razionali. Questo cambiamento è reso possibile dalla maturazione delle funzioni esecutive e delle aree prefrontali (Ahmed et al., 2015).
Un percorso non lineare
La regolazione emotiva non migliora in modo costante. All’inizio dell’adolescenza, infatti, si osserva un picco di reattività emotiva e solo nella tarda adolescenza emerge una maggiore capacità di modulare le emozioni (Del Piero et al., 2016). Questa dinamica riflette la maturazione asincrona dei sistemi cerebrali coinvolti.
La sensibilità sociale come fattore evolutivo
Gli adolescenti diventano più sensibili al giudizio dei pari, ai segnali di inclusione ed esclusione, e alle dinamiche di gruppo. Questa sensibilità non è un difetto, ma una funzione adattiva: permette di apprendere competenze sociali, costruire l’identità e sviluppare autonomia.
Neurobiologia della regolazione emotiva: il modello dello “squilibrio”
Le evidenze neuroscientifiche convergono su un modello noto come imbalance model, che descrive una maturazione non sincronizzata tra sistemi limbici emotivi e sistemi di controllo (Casey et al., 2019).
I sistemi limbici comprendo l’amigdala che è deputata alla rilevazione della salienza emotiva, minaccia, intensità affettiva e lo striato ventrale che si occupa di ricompensa, motivazione, sensibilità
ai feedback sociali. Queste strutture maturano precocemente, rendendo gli adolescenti particolarmente reattivi agli stimoli emotivi e sociali.
I sistemi di controllo risiedono nella corteccia prefrontale (PFC) che è responsabile di controllo cognitivo, inibizione, regolazione top-down delle emozioni.
La connettività tra i due sistemi è inizialmente debole, e solo con la crescita diventa più efficiente, permettendo una regolazione più stabile (Gee et al., 2013).
Quando lo sviluppo è a rischio: vulnerabilità psicopatologica
L’adolescenza è una fase in cui molti disturbi emotivi emergono per la prima volta. Le difficoltà di regolazione possono diventare un fattore di rischio quando la reattività emotiva è elevata e le capacità regolatorie insufficienti (Del Piero et al., 2016).
Gli adolescenti possono sperimentare emozioni molto intense, oscillazioni rapide, impulsività, difficoltà nel tornare alla baseline emotiva. Questi pattern sono associati a disturbi internalizzanti (ansia, depressione) ed esternalizzanti (aggressività, acting-out).
Quando il contesto non favorisce l’apprendimento di strategie adattive, possono emergere modalità come evitamento, soppressione emotiva, acting-out, abuso di sostanze, autolesionismo, comportamenti suicidari (Rigobello e Rancati, 2021). Contesti invalidanti, in cui le emozioni del ragazzo vengono minimizzate, punite o ignorate, ostacolano l’apprendimento di abilità regolatorie e aumentano la vulnerabilità (Engel, 1977; Meredith & Silvers, 2024).
L’interazione tra i fattori biologici e psico-sociali è ben descritta e definita dalla Teoria Biopsicosociale (Engel, 1977), secondo cui una vulnerabilità biologica innata, un ambiente invalidante/stressante, e meccanismi di coping disfunzionali potrebbero essere alla base di un disturbo di personalità.
DBT: strategie efficaci per adolescenti e genitori
In base alle evidenze disponibili, la Terapia Dialettico Comportamentale (DBT) è l’intervento precoce e strutturato che, più di altri, offre strumenti concreti ed efficaci per affrontare la disregolazione emotiva.
In base alle evidenze disponibili, la Terapia Dialettico Comportamentale (DBT) è l’intervento precoce e strutturato che, più di altri, offre strumenti concreti ed efficaci per affrontare la disregolazione emotiva. Proporre questo trattamento in una fase così delicata dello sviluppo permette all’adolescente di acquisire abilità che lo aiutano a vivere in modo più funzionale, riducendo il rischio di evoluzioni psicopatologiche. La DBT si articola in moduli specifici dedicati alla tolleranza della sofferenza, alla regolazione emotiva, alla mindfulness, all’efficacia interpersonale e al “sentiero di mezzo”, che nel complesso insegnano a trovare equilibrio tra opposti e a rispondere con maggiore flessibilità alle situazioni difficili.
In sintesi
La regolazione emotiva rappresenta un processo complesso che, in adolescenza, si intreccia con cambiamenti neurobiologici, pressioni sociali e compiti evolutivi cruciali. La maturazione asincrona tra sistemi emotivi e sistemi di controllo rende questo periodo una fase di particolare vulnerabilità, in cui difficoltà regolatorie possono favorire l’emergere di disturbi psicopatologici, soprattutto in presenza di contesti invalidanti. Le evidenze mostrano però che interventi strutturati e mirati, come la Terapia Dialettico Comportamentale, possono sostenere efficacemente gli adolescenti, fornendo abilità concrete per gestire le emozioni, migliorare le relazioni e ridurre il rischio di traiettorie evolutive problematiche.
Bibliografia
- Ahmed, S. P., Bittencourt-Hewitt, A., & Sebastian, C. L. (2015). Neurocognitive bases of emotion regulation development in adolescence. Developmental Cognitive Neuroscience, 15, 11–25. https://doi.org/10.1016/j.dcn.2015.07.006.
- Casey, B. J., Heller, A. S., Gee, D. G., & Cohen, A. O. (2019). Development of the emotional brain. Neuroscience Letters, 693, 29–34. https://doi.org/10.1016/j.neulet.2017.11.055.
- Del Piero, L. B., Saxbe, D. E., & Margolin, G. (2016). Basic emotion processing and the adolescent brain: Task demands, analytic approaches, and trajectories of changes. Developmental Cognitive Neuroscience, 19, 174–189. http://dx.doi.org/10.1016/j.dcn.2016.03.005.
- Engel, G. L. (2012). The need for a new medical model: A challenge for biomedicine. Psychodynamic Psychiatry, 40(3), 377–396 (Articolo originale pubblicato nel 1977).
- Gill, B. K., Balodis, I. M., Minuzzi, L., Shah, N., & Boylan, K. (2024). Neural correlates of emotion dysregulation in adolescents: A systematic review. Discover Psychology, 4(31). https://doi.org/10.1007/s44202-024-00146-1.
- Harvey, P., & Rathbone, B. H. (2021). Adolescenti con emozioni intense: Come gestire con la DBT le sfide emotive e comportamentali di tuo figlio (L. Rigobello & G. Rancati, a cura di). FrancoAngeli (Originale pubblicato nel 2015).
- Meredith, W. J., & Silvers, J. A. (2024). Experience-dependent neurodevelopment of self-regulation in adolescence. Developmental Cognitive Neuroscience, 66, 101356. https://doi.org/10.1016/j.dcn.2024.101356.